A parità di talenti, che cosa fa la differenza tra un bambino, un ragazzo e un adulto che poi sorrideranno alla vita, vivendola con intensità e soddisfazione, con i suoi giorni di pioggia e i suoi giorni di sole, e i coetanei ai margini, con vite in grigio, da gregari, da falliti o da odiatori? Gli stili educativi. Espressione che sintetizza molti ingredienti: adulti responsabili, anzitutto, che mettono l'educazione del figlio come priorità dell'essere genitori.

Dove l'amore, la certezza di essere stati voluti, amati e seguiti con dedicata attenzione, ma anche la solida fermezza nel motivare i "sì", e i preziosissimi "no", è finalizzata a dare la "base sicura" di fiducia in sé, su cui sviluppare poi talenti e vocazioni. Quando converso con le mie pazienti, chiedo di vedere le foto di figli o nipoti: uno sguardo dice molto sulla qualità della creatura, il suo equilibrio interiore, o le sue zone oscure, le sue priorità, l'atmosfera educativa di cui è circondato.

Negli anni, emergono alcuni denominatori comuni. E siccome ho l'onore e il privilegio di seguire pazienti anche da quarant'anni, con tre generazioni della stessa famiglia, ho un osservatorio privilegiato nel tempo, con pluralità di voci. Tocco con mano l'importanza della "frustrazione ottimale", teorizzata dal grande Donald Winnicott, il "no" motivato, o il rimandare una gratificazione immediata, che aiutano la crescita del bambino e lo stimolano a reagire costruttivamente a piccoli e grandi ostacoli.