Elaboriamo i tuoi dati per fornire contenuti o annunci pubblicitari e misuriamo la distribuzione di tali contenuti o annunci pubblicitari per estrarre informazioni sul nostro sito web. Condividiamo queste informazioni con i nostri partner sulla base del consenso e dell'interesse legittimo. Puoi esercitare il tuo diritto di consenso o di opposizione a un interesse legittimo, in base a una finalità specifica indicata di seguito o a livello di partner nel link sotto ciascuna finalità. Queste scelte saranno segnalate ai nostri fornitori che partecipano al Transparency and Consent Framework e salvate in un cookie sul tuo dispositivo denominato "fides_consent" per una durata massima di 12 mesi.
Era il titolo più atteso della Berlinale, Rosebush Pruning. Anzi tutto per il suo cast stellare, da Ellen Fanning a Jamie Bell, da Pamela Anderson a Callum Turner (che ha sfilato sul red carpet la sera di San Valentino mano per mano con Dua Lipa, per la gioia dei fan appostati). Poi perché, nell’edizione che segna la totale assenza di film italiani, quanto meno questo era ispirato a I pugni in tasca. Liberamente ispirato, avverbio che mai come in questo caso è d’obbligo. Perché, vi avvisiamo, se avete intenzione di rivedere e ripassare attentamente il film di Marco Bellocchio per prepararvi alla visione come ha fatto la sottoscritta, sbagliate di grosso. Rosebush Pruning non c’entra quasi nulla con I pugni in tasca, di cui riprende soltanto lo spunto di una famiglia disfunzionale e morbosa.






