Era il titolo più atteso della Berlinale, Rosebush Pruning. Anzi tutto per il suo cast stellare, da Ellen Fanning a Jamie Bell, da Pamela Anderson a Callum Turner (che ha sfilato sul red carpet la sera di San Valentino mano per mano con Dua Lipa, per la gioia dei fan appostati). Poi perché, nell’edizione che segna la totale assenza di film italiani, quanto meno questo era ispirato a I pugni in tasca. Liberamente ispirato, avverbio che mai come in questo caso è d’obbligo. Perché, vi avvisiamo, se avete intenzione di rivedere e ripassare attentamente il film di Marco Bellocchio per prepararvi alla visione come ha fatto la sottoscritta, sbagliate di grosso. Rosebush Pruning non c’entra quasi nulla con I pugni in tasca, di cui riprende soltanto lo spunto di una famiglia disfunzionale e morbosa.Courtesy of Berlinale

L’ambientazione è completamente diversa, come pure la storia e la caratterizzazione dei personaggi. Qui si tratta di una famiglia straricca americana, ossessionata dalla moda, con a capo un genitore cieco, ma in questo film non è la madre, bensì il padre-patriarca. Cambiamento fondamentale perché il regista brasiliano Karim Ainouz, esperto di drammi familiari, intende raccontare la tossicità di una famiglia straricca con un padre abusante e figli «pigri e egoisti» senza altro scopo che soddisfare le proprie patologiche passioni gli uni con gli altri.Courtesy of Berlinale