Il magistrato Antonino Di Matteo non ci sta. Tirato in ballo ieri dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, dopo aver attaccato il Csm. Il Guardasigilli ha detto di aver citato proprio Di Matteo che ora replica: “A coloro i quali, in queste ore, cercano di strumentalizzare il mio pensiero, voglio precisare che, proprio perché ho sempre contrastato la degenerazione del sistema di autogoverno per le improprie ingerenze di correnti e cordate, oggi ho le mani ancora più libere nel denunciare che questa riforma costituzionale, invece di risolvere il problema, finisce per aggravarlo, accentuando il rischio di un, sempre più stringente, controllo politico sul Csm e sull'intera magistratura. Con grave rischio per la tutela delle garanzie e dei diritti di ogni cittadino", dice il magistrato.

Si riferisce a quanto dichiarato ieri da Nordio. Che in un’intervista pubblicata sui quotidiani del gruppo Nord-Est Multimedia ha parlato del sorteggio previsto dalla riforma della giustizia per eleggere i rappresentanti dell’organo di autogoverno che romperà “questo meccanismo para-mafioso”. Parole che hanno scatenato nuove polemiche.

Le opposizioni hanno chiesto alla premier di prendere le distanze dal titolare di via Arenula. Nordio non è rimasto in silenzio e ha replicato ancora alzando il tiro e dicendo di essersi “limitato a citare le affermazioni del settembre 2019 di Nino Di Matteo, un noto pm preso a modello dal Pd e dalla sinistra, che parlò di “mentalità e metodo mafioso””. Il riferimento è a quando si candidò al Csm dicendosi contro la “degenerazione del correntismo”. Ma si trattava di una critica alla magistratura dal suo interno e non di un attacco politico da parte di Guardasigilli.