È arrivata in passerella un’ulteriore ondata di “figlie di”. Un insider spiega perché Sunday Rose, Ever, Kai piacciono così tanto a brand, pubblico e social
di Enrica Brocardo
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Arrivano a ondate ravvicinate. Il tempo di avere l’età per poter viaggiare da sole senza far venire crisi di apprensione alle madri, di uscire dal guscio protettivo che le ha tenute lontano dai riflettori abbastanza per garantire un’infanzia (quasi) normale. Poi, appena mettono un piede fuori dalla pubertà, sono già pronte a portarli entrambi in passerella. Anche perché spesso i brand le tengono d’occhio, le hanno viste crescere a fianco dei genitori e non vedono l’ora di corteggiarle. Sono le modelle – esistono anche maschi, vedi il chiacchieratissimo Brooklyn Beckham, ma in numero decisamente minore – “figlie di”. Note come nepo baby, termine che ha perso la propria connotazione poco lusinghiera per diventare un fenomeno di costume. Rampolle e rampolli del nepotismo, così li definiva il New York Magazine nel 2022 riferendosi alle nuove star di Hollywood dotate di pedigree e verso le quali, secondo il giornalista Nate Jones che firmava l’articolo, l’industria e il pubblico proverebbero un’attrazione incontenibile e ambivalente: un misto di amore e odio.






