Nessuno ha mai impedito a mamma Catherine di raggiungere i propri figli.

Né, tantomeno, è mai stata chiusa quella porta che i legali identificano come la causa del "dolore" e dei "traumi" dei minori, da quasi tre mesi ormai lontani dal loro 'casolare nel bosco'. In un secondo, duro, comunicato diffuso in appena due giorni, la dirigenza della casa famiglia nella quale sono ospitati i 'bambini del bosco' tenta di replicare alle informazioni diffuse in questi giorni secondo cui sarebbe stata negata la possibilità a Catherine, che vive al secondo piano della struttura, di raggiungere i figli al piano terra, soprattutto di notte. Un presunto divieto che, come ha ammesso la stessa donna in lacrime venerdì scorso, causa dolore a lei e ai suoi figli.

"La madre - spiega la struttura - non ha mai trovato la porta chiusa dal lato a lei accessibile e non le è mai stato impedito dal personale di raggiungere i figli in qualsiasi momento, anche nelle ore notturne. È accaduto diverse sere, infatti (e sta accadendo ancora spesso) che la madre sia scesa dai figli e sia rimasta a dormire con loro, o li abbia portati nel suo appartamento, posto al secondo piano".

"La porta in questione - continua la nota - è dotata di maniglione antipanico, che consente sempre l'apertura dall'interno della scala, che nessuno può chiudere. Non si tratta della porta delle camere dei minori e non è mai stata utilizzata per 'chiudere a chiave i bambini la notte', come irresponsabilmente riportato da alcune ricostruzioni giornalistiche". La porta, aggiunge la casa famiglia, è stata chiusa in un'occasione "a tutela dell'incolumità fisica dei tre bambini che "eludendo la supervisione educativa, avevano iniziato a salire ai piani superiori, dove sono presenti scale, finestre, terrazze e locali non destinati ai minori, per recarsi dalla madre al secondo piano".