Inaugurazioni dell’anno giudiziario 2026 scandite dalle polemiche sulla riforma dell’ordinamento giudiziario. Dopo la cerimonia in Cassazione, dove il Presidente D’Ascola ha richiamato i valori di “autonomia e indipendenza” della magistratura, subito rincalzato dal Ministro della Giustizia Nordio che definito “blasfeme” le tesi cha attribuiscono alla riforma la volontà recondita di mettere il Pm sotto l’Esecutivo, gli echi del contrasto risuonano in tutti i tribunali e le corti d’appello italiani. A cominciare da Milano dove si è recato il Guardasigilli.

Secondo il presidente della Corte d’Appello, Giuseppe Ondei la riforma “non lascerà alcuna traccia in positivo sul sistema”. “Non è accettabile – ha proseguito - sostenere che i giudici non sono sufficientemente terzi e imparziali perché sarebbero appiattiti sulle richieste del ’collega’ pubblico ministero”. Se tale affermazione “fosse vera - ha constatato precisando di non esprimere giudizi politici - vi sarebbe una grave emergenza per lo Stato di diritto. Ma essa significativamente non risulta rilevata da alcun organismo internazionale”.

Mentre la procuratrice generale, Francesca Nanni ha sottolineato la “sostanziale inutilità della riforma a correggere le attuali pesantissime carenze”, facendo così sorgere il “dubbio che si tratti di un intervento con carattere prevalentemente punitivo”. “Stiamo sprecando tempo e risorse - ha osservato sempre la Pg - senza contare il clima di gravissima tensione, a scapito di altre riforme”, come “un potenziamento degli strumenti necessari per garantire l’effettività della pena”, ovvero la possibilità di “fornire risposte definitive in tempi certi e adeguati e di assicurarne l’esecuzione”. Dunque, ha proseguito raccogliendo gli applausi di gran parte della platea, “l’unica riforma proposta e approvata è quella sulla separazione delle carriere (...) indicata come la panacea di tutti i mali” e che, invece, “ritengo sia ininfluente rispetto alle disfunzioni attuali”.