Per la biologia è stato come arrivare sulla Luna: 25 anni fa il grande libro del Dna veniva pubblicato online e le sue pagine erano così ricche di informazioni da avere generato negli anni una valanga di risultati, dando vita a nuove discipline.
Quei dati non sono stati compresi tutti subito, ma nel tempo i genetisti hanno imparato a leggerli meglio, facendo scoperte inaspettate, e oggi anche l'intelligenza artificiale ha cominciato a leggerlo, con ricadute che aiutano a capire molte malattie.
"È stato come il primo passo sulla Luna", osserva il genetista Stefano Gustintinch, direttore del Centro di Genomica clinica e computazionale dell'Istituto Italiano di Tecnologia ad Aosta e responsabile della linea di ricerca 'Rna non codificante eterapie basate sull'Rna dell'iit. Si riferisce al momento in cui, il 15 febbraio 2001 per la prima volta diventavano accessibili a tutti i dati sul patrimonio genetico umano, pubblicati dalle due più note riviste scientifiche internazionali: mentre Nature pubblicava i risultati ottenuti dal gruppo internazionale del progetto Genoma Umano, Science pubblicava i risultati ottenuti dalla Celera, l'azienda privata fondata da Craig Venter che aveva annunciato per prima il sequenziamento del genoma umano. Presentati in una conferenza stampa fra Washington e a Londra, quei risultati ebbero una risonanza enorme in tutto il mondo.






