Il Dna che si trova strettamente impacchettato nel nucleo delle cellule non è così inaccessibile come si pensava: anche nei punti considerati finora 'spenti' perché troppo ripiegati su loro stessi, ci sono geni in parte attivi, grazie a un meccanismo che funziona più come una manopola del volume che come un interruttore.

La scoperta, pubblicata sulla rivista Nature, abbatte una teoria consolidata da decenni e apre a nuove spiegazioni delle cause di malattie, tumori e invecchiamento. Il risultato, ottenuto grazie a un nuovo strumento basato sull'Intelligenza Artificiale, si deve al gruppo di ricerca coordinato da Vijay Ramani dei Gladstone Institutes di San Francisco e da Hani Goodarzi dell'Università della California a San Francisco.

"Questo lavoro è straordinario, apre un modo nuovo per capire la regolazione genica, che è molto più fine di quanto si pensasse e va oltre quello che finora ritenevamo chiaro", dice all'ANSA Giuseppe Novelli, genetista dell'Università di Roma Tor Vergata. "La scoperta chiarirà il problema dell'epigenetica, cioè il vestito che indossano i geni, aprendo scenari affascinanti per regolarla in maniera mirata, ad esempio progettando farmaci che agiscano sull'architettura del Dna. Questa possibilità di una regolazione graduale cambia tutto - prosegue il genetista - e, a mio parere, permetterà di ottenere nuove mappe epigenetiche di malattie complesse come l'obesità, che sono sempre frutto dell'interazione tra geni e ambiente, e potrebbe farci capire anche aspetti dell'invecchiamento che ancora ci sfuggono".