Quando, dopo una cena in famiglia o tra amici, ci si trova a schiacciare il tasto ‘on’ della lavastoviglie si dovrebbe rivolgere un pensiero grato a Josephine Cochrane che 140 anni fa inventò una macchina capace di liberarci dall’ingrato compito di insaponare, strofinare, risciacquare, asciugare. Josephine era tutto il contrario di una desperate housewife stanca di dover immerge le mani nel lavello: era invece una facoltosa signora americana che non aveva nessun bisogno di lavare neppure una tazzina da caffè, avendo a disposizione, nella sua lussuosa casa di Shelbyville in Illinois, uno stuolo di servitori, che però troppo spesso, a suo dire, finivano per rovinare le sue preziose porcellane. Così, a fine dicembre del 1886, dopo vari party natalizi, Cochrane decise di imprimere una svolta al menage domestico realizzando il primo, rudimentale modello di lavastoviglie. D’altra parte la passione per l’ingegneria e la meccanica era nel Dna di Josephine visto che suo nonno, John Fitch, era stato l’inventore del battello a vapore.

Salmone in lavastoviglie o purè di Pringles: non sono scherzi, ma le ricette di una tiktoker americana

L’opera

L’idea si rivelò senza dubbio rivoluzionaria. La leggenda vuole che la ricca signora desiderasse ardentemente la notorietà: “se nessuno lo farà, lo farò io stessa”, si dice abbia esclamato annunciando l’intenzione di voler entrare nella schiera degli inventori. Per cominciare, dunque, Cochrane prese con cura le misure di ogni pezzo del suo servizio: piatti fondi, piani, piattini da frutta, tazze e tazzine, ciotole e bicchieri. E per ogni tipo di stoviglia progettò un compartimento, in sostanza una gabbia orizzontale rotonda. Il passo successivo fu il disegno del boiler di rame che potesse contenere tutti i compartimenti e al tempo stesso ruotare. Infine, pensò al motore, azionato manualmente, per spruzzare sui piatti sporchi dal rubinetto della cucina prima acqua calda saponata e poi acqua calda senza sapone per il risciacquo.