Il motore tossisce, non accelera come una volta, a volte sembra andare fuori giri, ma non si è spento. Così Torino, ieri, è tornata in piazza con il suo orgoglio di città culla dell’automotive italiano. Non c’era il pienone delle stagioni più combattive, ma la volontà di ricordare che questa resta la sua storia era evidente. Sotto la pioggia, nel giorno di San Valentino, i metalmeccanici hanno sfilato per chiedere il rilancio dell’industria, che in città passa dai piani industriali di Stellantis e dalla speranza di attrarre un nuovo costruttore.

Appello alla politica

Ad aprire il corteo, partito da piazza Arbarello verso piazza Castello, lo striscione «Innamorati di Torino», a evocare un legame che resiste anche nelle stagioni più difficili. Alla manifestazione hanno partecipato tutte le sigle sindacali, dalla Fiom alla Ugl, passando per l’associazione quadri, in una mobilitazione unitaria che ha voluto lanciare un segnale forte. «Siamo sul ciglio del baratro», ha scandito Edi Lazzi, segretario cittadino della Fiom Cgil. Le sue parole non risparmiano nessuno: «Ci battiamo contro il declino, denunciando quello che sta avvenendo e provando a trovare alternative, facendo proposte concrete». Ma avverte che non basta il sindacato: «Le sigle non hanno la bacchetta magica: ci vuole un sistema, ci vogliono istituzioni, politica e governo con idee chiare». La critica più dura, però, è rivolta al mondo industriale, accusato di essersi assopito: «Anche le imprese devono prendersi le loro responsabilità, mentre in questi anni hanno assecondato il fatto che la Fiat, oggi Stellantis, se ne andasse da Torino, lasciando sole lavoratrici e lavoratori». Per Lazzi, recuperare il terreno perduto è ancora possibile: «Siamo arrivati sul ciglio del baratro – rimarca – ma vogliamo fermarci, perché salvare Torino è ancora possibile».