Stai utilizzando Internet Eplorer: è un browser molto vecchio, non sicuro, e non più supportato neanche da Microsoft stessa, che l'ha creato.

Per favore utilizza un browser moderno come Edge, Firefox, Chrome o uno qualunque degli altri a disposizione gratuitamente.

«Sfida», «Frattura» nei titoli di testa, entusiasmo per la nostra virtuosità europea che ci contrappone agli Stati Uniti: «Un’Europa di pace», dice l’Avvenire e da dietro l’angolo l’immagine bellicistica di Trump. Il coro europeo, si illumina di soddisfazione: la conferenza di Monaco sulla sicurezza basa la ripresa dell’Europa su un vecchio amico: l’antiamericanismo. È legittimo, certo, rifarsela col superbo Vance di un anno fa, che accusò l’Europa di essere viziata e inerte, non lo è però ignorare che Marco Rubio ha rimediato. Ma è la sostanza del discorso europeo attuale che si avventura in calcoli sbagliati circa un’alleanza che invece balena necessaria all’orizzonte.

Trump ha fatto sapere nelle ultime 48 ore che gli ayatollah hanno 30 giorni per dire sì o no alla proposta americana. La trattativa inizia questa settimana, Wittkoff e Kushner sono per strada verso Ginevra, ma è difficilissimo. Se l’accordo non ci sarà, il presidente promette una situazione molto «traumatica», come ha detto. Trump vuole tre rinunce: «Il nucleare, i missili balistici, i proxy e i terroristi armati». Ha anche ripetuto che sarebbe davvero bene che il regime assassino che fa tanti morti e feriti (dunque un ritorno alla promessa di soccorso) se ne andasse. Obiettivi quasi impossibili, e Trump lo sa: gli ayatollah e le Guardie della Rivoluzione sono per natura convinti di compiere così la loro più santa missione, la finale venuta del Mahdi che porterà al mondo intero la conversione all’Islam. Da qui il nucleare e tutto il resto, e la promessa di distruggere Israele e sottomettere l’Occidente.