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Più autonomia elettrica dichiarata, due livelli di potenza e una funzione pensata per “ricaricare” la batteria anche mentre si viaggia
Silenziosa in città, veloce quando serve e con l’ambizione di togliere l’ansia da colonnina. Abbiamo messo alla prova Audi Q5 e-hybrid nel nostro test drive da Milano a Massa Carrara, un percorso reale che alterna traffico urbano, scorrevolezza autostradale e ultimi chilometri più lenti verso la destinazione. In un contesto di questo tipo una plug-in si gioca la sostanza: quanta parte del viaggio riesce davvero a “spostare” in elettrico quando conviene? Quanto sono fluide le transizioni tra le modalità? Infine, quanto la gestione dell’energia semplifica la vita invece di complicarla? Ve lo raccontiamo in questo articolo.
Su Milano–Massa Carrara abbiamo impostato la prova come farebbe un automobilista normale: uscita dalla città con stop&go e ripartenze, poi una lunga fase a velocità costante, infine gli ultimi chilometri più lenti e “sensibili” dove comfort, fluidità e silenzio diventano centrali. È il tipo di itinerario che mette in evidenza due aspetti tipici delle plug-in: da un lato la loro efficacia in urbano, dall’altro la capacità di restare coerenti quando i chilometri aumentano e la batteria non può essere spesa tutta subito. Il focus non è stato “fare numeri”, ma capire logica e usabilità: quando l’auto tende a sfruttare l’elettrico, quando chiama in causa il termico e quanto è intuitivo governare la strategia energetica senza trasformare il viaggio in un calcolo continuo.







