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È stato un confronto intenso quello andato in onda ieri sera a “Otto e Mezzo”, il talk show politico condotto da Lilli Gruber su La7, dedicato al ruolo dello Stato‑nazione nel panorama europeo contemporaneo e alla visione politica della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Al centro della discussione c’è stata la rilanciata centralità della nazione e del concetto di Stato sovrano, tema che ha prodotto un acceso dibattito tra due dei principali ospiti della puntata: lo storico dell’arte e accademico Tomaso Montanari e il direttore della rivista Limes Lucio Caracciolo. Per Montanari, la recente valorizzazione del concetto di Stato sovrano – associata in particolare alle scelte politiche della presidente del Consiglio Giorgia Meloni – rappresenta un motivo di seria preoccupazione. Nel suo intervento, lo storico ha espresso forte scetticismo verso un possibile “ritorno” del nazionalismo, ritenendolo potenzialmente in contrasto con gli ideali di cooperazione europea. “A me fa molta impressione che nel momento del ritorno alla guerra il progetto di un’Europa veramente politica si archivi e tornino gli Stati in azione”, ha detto. Montanari ha richiamato esplicitamente il “Manifesto di Ventotene”, simbolo dell’integrazione europea, come riferimento critico a una visione nazionalista che – secondo lui – rischia di riportare sulla scena dinamiche di riarmo e competizione tra Stati, anziché favorire un progetto comune di pace. Secondo Montanari, la centralità attribuita alla nazione e l’aumento degli armamenti in chiave di sicurezza nazionale non sono soltanto “visioni di politica interna”, ma segnali di una ritrovata assertività statale che potrebbe indebolire le istituzioni europee e il loro ruolo politico. “Non è quello che si sperava dopo la Seconda Guerra Mondiale, rispetto proprio al rapporto Stato‑Nazione‑guerra”, ha dichiarato.