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Ultimo aggiornamento: 12:52
“Accoglie il ricorso e, per l’effetto, condanna il Ministero dell’interno al pagamento di € 700,00 a titolo di risarcimento del danno”. Questa la decisione del 10 febbraio 2026 con cui il giudice Corrado Bile, del tribunale di Roma, condanna il ministero dell’Interno di Matteo Piantedosi per il trasferimento di un cittadino algerino da un Cpr italiano alla struttura di Gjader, in Albania, per “condotta colposa” e la “mancata osservanza di regole di buona amministrazione da cui è derivata l’incisione dannosa della sfera privata dei diritti della persona”. In particolare, scrive il tribunale, il trasferimento è avvenuto in assenza di un provvedimento scritto e motivato, incidendo direttamente sui diritti fondamentali del ricorrente. Una sentenza che potrebbe rilanciare lo scontro ingaggiato dalla politica nei confronti delle decisioni in materia della magistratura.
A pesare la portata della sentenza è l’avvocato Gennaro Santoro, che patrocina il caso e ne segue altri due, identici e attualmente pendenti. Santoro evidenzia come “potenzialmente questa decisione mette in discussione tutti i trasferimenti fatti”, dal momento che finora “tutti sono avvenuti senza un decreto motivato”. Santoro sottolinea l’importanza che “lo Stato italiano non continui a violare la legge”, facendo un parallelo con il sistema carcerario dove, a differenza dei Cpr, per ogni trasferimento esiste un “provvedimento motivato che può essere impugnato”. Nei cpr, ricorda Gennaro “ci finisci non per la commissione di un reato ma per una violazione amministrativa”. E spiegando che i centri mancano di una legge sulla disciplina dei diritti, aggiunge: “Il centro in Albania moltiplica in modo esponenziale la violazione dei diritti all’interno di queste strutture”.











