MILANO. Lì dove doveva esserci il più stupefacente salto mai visto si vede il più semplice. Ilia Malinin poteva solo perdere contro se stesso e succede. La maledizione olimpica travolge il dio dei quadrupli e lo lascia giù dal podio. Lui che è partito vincente, anzi superlativo.

Malinin si presenta con una storia da film, un soprannome da cartellone di Broadway «The Quad God», un bonus di punti in teoria inarrivabile e sulla pista olimpica perde ogni certezza, un secondo dopo l’altro. I Giochi sanno essere crudeli, soprattutto quando sei talmente bravo da non preoccuparti abbastanza. L’americano pattina per ultimo, posizione destinata ai favoriti e si ritrova ottavo nella classifica generale. Oltre la previsione del disastro. Vince il kazako Mikhail Shaidorov e non ci crede neanche lui, inquadrato ha la faccia di chi passa di lì per caso, invece è l’oro della prova più guardata ai Giochi. Argento e bronzo ai giapponesi Yuma Kagiyama (che lavora con Carolina Kostner) e Shun Sato. Pure loro increduli, uno rido e l’altro piange. Tutto il Forum di Assago resta muto, prima di applaudire le medaglie ed è un attimo di gelo che va dalla schiena di Malinin in lacrime a quella dell’ultimo spettatore nell’angolo più in alto del palazzetto.