No all’uso strumentale dell’azione disciplinare, basta trascinare il Consiglio superiore in una contesa aspra, che sta superando i livelli di guardia. È il senso della nota sottoscritta, il giorno dopo gli attacchi lanciati dalla destra contro il procuratore Nicola Gratteri, da venti togati di Palazzo Bachelet, al quale aderiscono in pratica tutte le correnti della magistratura, tranne due unici magistrati: la consigliera Bernadette Nicotra (di Mi, la componente di centrodestra) e l’indipendente Antonio Mirenda.

“Nel pieno della campagna referendaria si è costruita una polemica su singole frasi del Procuratore della Repubblica di Napoli, Nicola Gratteri. È un metodo che non serve a nessuno: distorce il senso delle argomentazioni, alimenta contrapposizioni e distrae dal merito di scelte ordinamentali decisive”, scrivono i togati. Ma il vero obiettivo della presa di posizione, oltre alla solidarietà al procuratore di Napoli – da ieri sotto attacco dopo le frasi che hanno fatto infuriare la destra, “Votano per il sì, imputati, massoneria deviata, centri di potere ai quali non fa comodo una giustizia efficiente”- è anche un altro: rispondere alla pressione con cui i laici della destra, chiedono ufficialmente al Csm “azioni disciplinari” o non meglio precisate “prese di distanza”. In particolare, le consigliere elette in area destra, Isabela Bertolini e Claudia Eccher avevano firmato poco fa una nota durissima in cui, condannando le parole di Gratteri, chiedevano “Al Csm di prendere una posizione netta e chiara contro Gratteri”. Richiesta, quest’ultima, tecnicamente irricevibile anche per il vicepresidente del Csm, Fabio Pinelli. Il quale, da presidente della sezione disciplinare del Consiglio, non potrebbe aprire “alcunché”, fanno notare gli uffici di Palazzo Bachelet, se non violando le regole.