Roma, 13 feb. (askanews) – Al di fuori dei campi di gara, c’è un altro tipo di competizione che sta animando i Giochi Invernali di Milano Cortina 2026: stiamo parlando del “pin trading”, il fenomeno dello scambio di spillette personalizzate con l’obiettivo di collezionarne quante più possibili.
Una tradizione che accompagna i Giochi Olimpici e Paralimpici estivi e invernali da decenni e che unisce atleti, atlete, appassionati e curiosi, tutti desiderosi di portarsi a casa un ricordo unico dell’evento. I pin, che arrivano a essere migliaia durante i Giochi, raccontano una storia locale: simboli culturali, animali, tradizioni, mascotte. Sono considerati una forma di linguaggio universale: non servono parole, basta uno scambio per creare connessione.
La tradizione del pin trading
Il pin trading ha origini tutt’altro che recenti. Durante le prime edizioni dei Giochi – sia estivi che invernali – venivano usati dei pezzetti di cartone o di metallo colorati per distinguere gli atleti dai giudici.
Si cominciano ad utilizzare delle spille vere e proprie nel 1908 a Londra, ma l’origine dello scambio di pin risale a Parigi 1924: nel primo Villaggio Olimpico gli atleti cominciano a incontrarsi, a fare amicizia e a notare che ognuno di loro indossava spillette diverse. Il loro scambio nasce come gesto spontaneo di amicizia ma si trasforma presto in una tradizione consolidata.








