Rebecca Passler "consumava alimenti condivisi in ambito domestico.

In particolare ha consumato un alimento prelevato con utensili comuni, nel caso di specie Nutella, prelevata con un cucchiaio comune". È uno dei punti sulla base dei quali la biathleta azzurra ha presentato ricorso contro la sospensione davanti alla Corte nazionale di appello antidoping, a quanto si legge nel dispositivo della sentenza della Corte nazionale d'appello antidoping.

Secondo la consulente di parte, Passler non era "a conoscenza" del fatto che la madre assumesse il letrozolo a scopo terapeutico e "l'abitudine consolidata di assumere a colazione entrambe la Nutella depone in maniera inequivocabile per una contaminazione accidentale da inquinamento salivare della confezione di Nutella di cui accidentalmente è venuta a contatto l'atleta".

Al ricorso si era opposta la Procura nazionale antidoping, eccependo fra le altre cose che "le allegazioni di contaminazione sono, in questa fase, ipotesi non corroborate da alcun riscontro oggettivo idoneo a scardinare la misura".

Il ricorso tuttavia è stato accolto e la sospensione è stata revocata: tra i vari punti del dispositivo, secondo la corte "la argomentazione proposta dall'atleta a sostegno della tesi da lei avanzata di assenza di colpa o negligenza" non può "essere immediatamente scartata".