CORTINA D'AMPEZZO (BELLUNO) - La buona notizia è arrivata con un messaggino Whatsapp alle 7.36 di ieri mattina dal cellulare del suo avvocato. Così la campionessa altoatesina di biathlon Rebecca Passler ha saputo di essere stata riammessa ai Giochi olimpici invernali. «Grazie» ha risposto al suo legale Ernesto De Toni del foro di Padova, dopo avere letto le dodici pagine (allegate al messaggio) di motivazione della decisione presa dalla Corte nazionale d’appello antidoping. L’azzurra attraverso un comunicato della Federazione italiana sport invernali ha fatto sapere che «sono stati giorni molto difficili. Ringrazio tutti coloro che mi hanno aiutato, dagli avvocati che hanno seguito la mia situazione, alla Fisi, ai miei familiari e amici. Adesso posso finalmente tornare a concentrarmi al cento per cento sul biathlon». Insomma, vittoria su tutti i fronti. Il rientro alle Olimpiadi di Passler è stato accolto con piacere anche dal ministro Matteo Salvini: «Sono contento che abbiano riammesso un’atleta italiana che era stata esclusa per doping, perchè evidentemente non c’era doping».
L’atleta di 24 anni originaria di Brunico, ma residente ad Antholz-Anterselva, lo scorso 26 gennaio a seguito dei controlli effettuati da Nado (organizzazione nazionale antidoping) è risultata positiva al Letrozolo, un farmaco utilizzato per la cura del cancro. Il 6 febbraio è stata sospesa ed è subito scattata la macchina difensiva. I primi a scendere in campo sono stati gli avvocati Maria Laura Guardamagna e Luca Giovanni Colombo del servizio pro bono offerto dall’ordine degli avvocati di Milano in supporto agli atleti delle Olimpiadi, affiancati dal legale Massimiliano Valcava. In un secondo momento è subentrato il legale Ernesto De Toni, già difensore in casi di doping del ciclista Danilo De Luca e del calciatore Joao Pedro, ex centrocampista del Cagliari. Poi lo staff medico è stato formato dalla dottoressa Elia Del Borrello responsabile del laboratorio di Tossicologia dell’Università di Bologna e da Donata Favretto dell’Istituto di medicina legale di Padova. Ed è stata proprio quest’ultima esperta a dimostrare scientificamente come l’atleta azzurra si sia contaminata mangiando un cucchiaio di Nutella già utilizzato dalla madre.












