È morto l’altra notte a Cesi, il paesino alle porte di Terni ove si era trasferito da qualche anno, Dario Antiseri, uomo di grande cultura e umanità, liberale nel pensiero e nella vita. Antiseri ha rappresentato, nel panorama filosofico degli ultimi decenni, una voce originale. Forse nessuno come lui ha contribuito a svecchiare la filosofia italiana, facendole conoscere autori che erano stati del tutto ignorati e affrancandola dall’ipoteca che il marxismo, in tutte le sue forme, aveva messo sudi essa.
Nato a Foligno il 9 gennaio 1940, si era laureato nel giugno 1963 con una tesi su Wittegenstein all’Università di Perugia con Pietro Prini e Armando Rigobello. Per approfondire le tematiche di logica e metodologia, sulle quali da subito si indirizzò la sua ricerca, Antiseri proseguì i suoi studi nelle università di Vienna, Munster ed Oxford. Fu qui che si rese conto di come certi dibattiti e autori che in tutta Europa erano diventati dei classici in Italia non erano affatto conosciuti per motivi strettamente politici: erano coerentemente liberali e avversi ad ogni tipo di “società chiusa” o “regolata”. Emblematici i casi di Karl Popper e Friderich von Hayek, i due giganti del pensiero liberale, le cui opere, con molta difficoltà, furono fatte tradurre e conoscere in Italia da Antiseri negli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso attraverso un infaticabile lavoro di promozione culturale.







