I medici sono medici. Curano, devono curare, essere basta. È la premessa della presa di posizione dell'ordine di categoria a seguito della manifestazione organizzata da Askatasuna a Torino, due settimane fa, poi degenerata in una guerriglia urbana durata quasi tre ore. Tutto noto, purtroppo. L'elemento di novità rimanda ad un aspetto adatto noto di quanto è accaduto. Cosa è accaduto «Una cittadina e dieci medici iscritti al nostro Ordine ci hanno segnalato che, nel corso della manifestazione del 31 gennaio a Torino e dei successivi scontri di piazza, persone ferite o intossicate dai lacrimogeni hanno rinunciato ad andare in pronto soccorso per il timore di essere identificate - si comunità nella nota dell'Ordine -. Alcuni dei feriti si sono accontentati di cure sommarie prestate in strada».

Identificazioni in ospedale E ancora: «Viene inoltre riferito l’ingresso di Forze dell’Ordine all’interno delle aree sanitarie di alcuni ospedali, con finalità di identificazione di persone ferite assistite sulle barelle».

Il diritto alla salute Poi la precisazione: «Rispetto a queste segnalazioni, che riteniamo doveroso rendere pubbliche, questo Ordine intende ribadire che il diritto alla salute è un diritto costituzionale, che deve essere garantito in ogni circostanza ad ogni persona». Medici: “Fedeli al giuramento” «Il dovere degli ospedali pubblici e il ruolo dei medici é di curare. I poliziotti e i manifestanti. Il bianco e il nero. Il ricco e il povero. Chi beve e chi è astemio. Chi paga le tasse e chi le evade. Chi fa errori e chi non li fa. Quando lavoriamo non giudichiamo. Siamo medici : curiamo. Gli ospedali devono essere luoghi di cura, non di paura.