L’acqua? Pubblica, ma a gestione industriale. Con società esterne a totale controllo pubblico oppure con altre formule in cui ci sono aziende che sono controllate per la maggioranza dal pubblico ma di cui fanno parte anche soci di minoranza privati. È un mondo variegato quello che riguarda la gestione del settore idrico integrato. Ossia la risorsa acqua nel suo complesso. Perché quella che arriva nelle case, nelle aziende e nelle fontanelle, prima essere messa in rete deve passare attraverso un processo di controllo e potabilizzazione.

Il punto del referendum del 2011

«Sia chiaro, l’acqua, come è stato detto nel referendum del 2011 quando abbiamo votato tutti, è pubblica - premette Ilvo Sorrentino, responsabile nazionale della Filctem Cgil -, ma questo non vuol dire comunque che debba essere gratis a prescindere, anche perché dietro quella che arriva ogni giorno c’è un sistema di servizi e costi che riguardano la potabilizzazione, la gestione delle reti, il controllo degli invasi e degli acquedotti». Proprio per questo motivo c’è la questione delle tariffe: «I gestori fanno pagare i costi per far sì che l’acqua arrivi nelle case e si renda un servizio efficiente».

C’è poi il caso Italia: «Il nostro paese è al primo posto nel quadro dell’UE per volumi di acqua prelevata per uso potabile, con circa 150metri cubi per abitante l’anno - argomenta-. Purtroppo però su circa 8 miliardi di metri cubi di di acqua immessa in rete 3,4 miliardi di metri cubi si disperdono: il 42,2% del totale. Per questo motivo è necessario che a monte ci sia una gestione industriale che metta assieme il servizio, la programmazione e la pianificazione degli interventi». Non meno importante un altro aspetto che «molto spesso non viene preso in considerazione»: nei costi del servizio idrico sono comprese anche le tariffe che riguardano lo smaltimento delle acque nere. «Anche questa attività ha un costo importante - continua ancora Sorrentino - non dobbiamo poi dimenticare che il 13% delle persone, 7 milioni, non è allacciato alla rete fognaria».