Milano, 12 feb. (askanews) – Un microchip in grado di separare le cellule con il suono individuando nei liquidi esaminati le particelle che si vuole isolare, dai tumori, agli spermatozoi performanti, fino alle microplastiche, aprendo nuove prospettive scientifiche, da diagnosi oncologiche più rapide a procreazioni assistite più mirate e facili. Questo è l’ambizioso obiettivo di SIMBA, progetto di ricerca finanziato dal ministero dell’Università e della Ricerca (PRIN 2022 – PNRR) e realizzato dal Dipartimento interuniversitario di Fisica dell’Università e del Politecnico di Bari, con il CNR IFN, sede di Roma.

Il cuore dell’innovazione, presentata per la prima volta alla conferenza SPIE 2026 a San Francisco, è un microchip grande pochi centimetri, un vero e proprio laboratorio in miniatura capace di analizzare fluidi complessi – come il sangue o il liquido seminale -, che utilizza onde acustiche ad alta frequenza per “spingere” le cellule che si vuole isolare lungo direzioni diverse all’interno di microscopici canali pieni di liquido. In pratica, il suono diventa uno strumento di precisione per ordinare e selezionare ciò che è invisibile a occhio nudo.

La tecnologia è stata finora testata in laboratorio su campioni non biologici, restituendo risultati molto promettenti, che inducono i ricercatori a progettare per il prossimo futuro sperimentazioni su materiale biologico e, in prospettiva, prevedere applicazioni che rendano più accurate analisi oggi complesse e costose: dalla ricerca delle cellule tumorali nel sangue alla selezione degli spermatozoi per la fecondazione assistita.