Nel lasso di tempo in cui avete letto l’attacco di questo articolo, un secondo, in media nel mondo un camion carico di vestiti viene smaltito in discarica o bruciato. Non è un segreto che l’industria della moda, con le esigenze dettate dal fast fashion e da tendenze che corrono velocissime, generi una quantità tale di rifiuti da impattare direttamente su clima e ambiente. L’impatto maggiore è quasi sempre legato a una pratica: quello dei vestiti invenduti da parte delle grandi aziende. Le scorte di magazzino vengono scartate per far spazio alla prossima ondata di moda e finiscono così direttamente al macero. Nella sola Europa ogni anno si stima che dal 4 al 9% dei tessuti invenduti sia distrutto ancor prima ancora di essere indossato, rifiuti che generano circa 5,6 milioni di tonnellate di emissioni di CO2, per dare l’idea come le emissioni nette totali della Svezia di cinque anni fa.

Per questo la Ue ha adottato nuove e importanti misure che vietano, soprattutto alle grandi aziende, di distruggere i capi invenduti. La Commissione europea il 9 febbraio ha dato il via libera al Regolamento sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili (ESPR) per impedire “la distruzione di indumenti, vestiti, accessori e calzature invenduti”. L’obiettivo è ridurre gli sprechi e le emissioni, così come limitare i danni ambientali e creare condizioni di parità per le aziende che già si impegnano in modelli di sostenibilità ed economia circolare. Con le nuove regole le ditte ora dovranno innanzitutto divulgare le informazioni sui loro prodotti invenduti e su come li smaltiscono: in generale verrà introdotto un divieto di distruzione dell’abbigliamento, che dovrà passare invece per riciclo, recupero e forme circolari. In alcuni casi, precisano le nuove deroghe, la distruzione sarà ammessa (quando ci sono danni al prodotto) ma le autorità nazionali dovranno vigilare su questo processo. Allo stesso tempo verrà introdotto un formato standard per comunicare i volumi degli invenduti, una pratica a cui sarà necessario adattarsi fra un anno, nel febbraio 2027.