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Franzoni (6º) e Paris (caduto) steccano l’atteso SuperG. Oggi il capo dello Stato in versione ultrà per le ragazze

Si è spento il sole e chi l'ha spento si è scordato anche l'azzurro. La Stelvio veste per l'ultima volta l'abito veloce, ma di supergiganti non se ne vedono. Gli azzurri sbiadiscono in pista, lungo un tracciato che propone in carta neve fredda e veloce solo in alto e sempre più spalmabile in basso. Qui, fra pochi giorni, è atteso Marc Girardelli e fa effetto che siano i campioni di ieri a prendersi la scena. In tanti avevano risalito, con pazienza e una tradotta di mille bus, la strada statale 38 per incontrare quelli di oggi. Ma tant'è: festeggia la Svizzera che va a doppietta con Franjo Von Allmen, ormai l'uomo dei Giochi 2026. Suo il terzo oro in tre gare, mentre Marco Odermatt, il compagno abituato a vincere, resta di bronzo (18/100) dopo l'argento in team e il legno in discesa -, lasciando spazio all'argento di Ryan Cochran Siegle (13/100). L'Italjet si affida, senza mezzi termini al nuovo e al vecchio, ma non basta nemmeno per accarezzare il podio. Giovanni Franzoni chiude sesto (63/100), dopo aver perso smalto nei dintorni della Carcentina: «Devo imparare a gestire la presa di spigolo su questa neve molle», ammette con sincerità. Christof Innerhofer fa il segno della croce prima di aprire l'ultimo cancelletto olimpico. Ha l'età di un master, ma con 118 è poco oltre la top 10. Domink Paris era già attardato dopo 18 di gara, quando scarica sci e forza bruta sull'esterno destro che gli si stacca.