Non una riga (a meno di miei errori) su numerosi giornali ieri mattina, e solo Il Tempo con la notizia assai visibile già in prima pagina. Sto parlando della seconda parte della clamorosa audizione del procuratore di Caltanissetta De Lucain Commissione Antimafia. Si tratta di un fatto enorme, che smonta trent’anni di balle (le presunte piste nere, oltre alla narrazione di comodo di alcuni magistrati, politici e giornalisti che a questo punto dovrebbero vergognarsi di pronunciare le parole «Falcone» e «Borsellino») e soprattutto fa capire la reale posta in gioco, quella che si è voluta occultare per troppo tempo. Lascio da parte la figura a dir poco imbarazzante di alcuni magistrati (che escono a pezzi dall’inchiesta di De Luca: alcuni con case comprate da imprese in odore di mafia, altri con audizioni in Antimafia di ex colleghi accuratamente e amorevolmente preparate) e mi concentro sul punto di fondo. Quel che conta è un nodo che potrebbe portare alla riscrittura integrale di un autentico turning point della storia italiana, e cioè l’anno 1992.