Una colossale smentita e pure una querela. Non è male, il bilancio della puntata di Report del 4 gennaio scorso. Il tema è uno di quelli tanto cari alla sinistra, la cosiddetta “pista nera” per le stragi mafiose del 1992-94. E lo schema è un po’ sempre il solito: il pentito che attacca questo e quello, la trasmissione che confeziona un servizio con una tesi precostituita, i giornali amici che rilanciano il tutto come fossero verità incontrovertibili. Peccato che poi, scavando un po’, dello scandalo non resti granché.
Nello specifico, come spiegato dallo stesso Ranucci, l’inchiesta di Report si basava «sugli audio in cui Alberto Lo Cicero, autista del boss Mariano Tullio Troia, parla della presenza di Stefano Delle Chiaie, leader di Avanguardia nazionale, a Capaci, e di sopralluoghi, pochi giorni prima della strage, dove è stato posto l’esplosivo». Non solo. Nella puntata si parlava anche dell’amico che avrebbe tradito Paolo Borsellino, che sarebbe, secondo la ricostruzione, Guido Lo Porto, ex deputato del Msi ed ex presidente dell’Assemblea regionale siciliana. Il contenuto della puntata, però, è stato sostanzialmente demolito dal procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca, intervenuto martedì in commissione parlamentare antimafia. De Luca, di fatto, ha smontato la “pista nera” a partire dalla scarsa attendibilità di Lo Cicero: «Il collaboratore di giustizia è uno strumento fondamentale ma molto pericoloso se non gestito adeguatamente. I principali disastri giudiziari sono stati causati da una non adeguata trattazione dei collaboratori. Mi riferisco al caso Tortora e al depistaggio a opera di Vincenzo Scarantino». Quindi l’affondo finale: «Le dichiarazioni di Lo Cicero sono carta straccia. Come scrissero i giudici già nel ’95 ha mentito sulla sua appartenenza a Cosa Nostra, per cui tutto quello che sostiene di avere appreso dagli uomini d’onore è totalmente falso».






