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Ultimo aggiornamento: 17:48
Se la puntata di Report andata in onda domenica sera avesse una colonna sonora sarebbe “Attenti al gorilla!” di Fabrizio De André: col quadrumane impegnato a fare giustizia (a suo modo, certo) di uno Stato iniquo e spietato, materializzatosi ieri anche nel solito senatore Gasparri che con furia intimidatrice ha cercato di impedire la messa in onda del servizio monumentale di Paolo Mondani.
Alla ostinazione con la quale Report continua ad esplorare le connessioni tra neofascisti, mafiosi, piduisti, apparati atlantisti, politici e stragi del ’92-’94 si potrebbe opporre la “tenuità” dei fatti di allora al cospetto del nuovo corso dell’antimafia a stelle e strisce che, saltando a piè pari tutta la complessità di operazioni sotto copertura di falsa bandiera, appoggiate a personaggi di difficile gestione, in nome della lotta al narcotraffico bombarda città, ribalta governi, facendo decine di vittime che mai avranno giustizia.
Salvo riconoscere una inquietante continuità tra quel modo di operare e questo, tanto più impressionante se si consideri la famigliarità ideologica tra i protagonisti della strategia della tensione in Italia, il cui termine andrebbe fatto slittare al 1994, e i protagonisti diretti e indiretti (Meloni che definisce l’operazione di Trump “di autodifesa legittima”) del potere di oggi.









