Esce oggi (12 febbraio) al cinema un film in cui Valeria Golino dimentica di essere umana e si reincarna in una donna che non ha mai conosciuto né il piacere né l’amore. Una donna che sembra già vecchia nella sua mezza età, non bella, succube dei genitori con cui vive, trattata dalla madre come una bambina e vestita come se lo fosse, le scarpe basse e quei golfini accollati ricamati di fiori, la camera da letto piena di ninnoli e bambole. Prega, tifa il calcio in tv, legge Flaubert, alleva conigli.
È insegnante di francese, cammina sempre a testa bassa ma un giorno il suo sguardo incrocia quello dello studente sfrontato e bellissimo, crudele. In quella cupezza irresistibile la professoressa riconosce una disperazione che somiglia a certe pagine della sua letteratura, se ne innamora.
È un film al quale non si può smettere di pensare, La Gioia di Nicolangelo Gelormini, regista che con Golino lavora da anni. È un film bellissimo che con rara potenza, delicatezza e precisione racconta il mondo di tutti attraverso la storia di pochi. Le solitudini, il potere del denaro, la facilità con cui le peggiori occasioni si presentano a offrirlo, il dialogo tra le generazioni (la sua assenza), il rapporto sempre guasto tra genitori e figli e, soprattutto, l’amore: che ha tutte le forme possibili, anche le più buie, l’amore che anche quando perdi in qualche modo ha vinto.







