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3 SETTEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 15:00
Cambia i connotati con il trucco prostenico Valeria Golino. La sua Gioia è un’insegnate di francese cinquantenne e impacciata che vive ancora con i genitori nella sua cameretta infantile. Non ha ancora conosciuto gli uomini e il suo candore si percepisce da lontano. La gioia di Nicolangelo Gelormini, opera seconda originata dalla pièce teatrale Se non sporca il mio pavimento – a sua volta ispirata al vero delitto Rosboch del 2016 – mostra con crudezza da ‘tempo delle mele marce’ la planata dell’amore sognato quanto la caduta tra le grinfie di un triangolo di personaggi ambigui. Loro sono Saul Nanni, suo il liceale con l’hobby proficuo di prestazioni osé; la madre, una Jasmine Trinca inedita come donna opportunista con più ombre che luci; e il loro partner bislacco, di Francesco Colella.
Si confrontano due adolescenze fuori dagli schemi: quella adulta e prolungata dell’ingenua protagonista, e quella trasgressiva e contratta del virgulto, più l’aleggiare delle irresponsabilità ispide degli altri due personaggi. Partenza da inusuale commedia amorosa e aspettative maliziose, La gioia si sviluppa invece con svolte narrative amare ben congegnate spendendo insieme al suo cast, compresa Betti Pedrazzi, attrice pluridialettale e inossidabile, nei panni della madre avvolgente di Gioia. Tutti strabilianti, ma la performance di Golino meriterebbe un premio, non solo alle Giornate degli Autori.
















