Bruxelles, 11 feb. (askanews) – Completamento del mercato unico, semplificazione e riduzione deli oneri burocratici, una politica commerciale “ambiziosa e pragmatica”. Nessun accenno a piani di investimento europei da finanziare col debito comune, né a misure “protezionistiche” a sostegno dell’industria europea. Il “non paper” elaborato da Italia, Germania e Belgio alla vigilia del consiglio informale di Alden Biesen conferma la strategia che Giorgia Meloni sta portando avanti insieme al cancelliere Merz. Con un passaggio in più: un controllo dei singoli governi sulle proposte della Commissione, con “un meccanismo di freno di emergenza” che consenta di “bloccare gli oneri eccessivi che emergono durante il processo legislativo, ad esempio con l’attivazione su richiesta di uno Stato membro”.

Dunque, se da un lato la presidente del Consiglio spinge per accelerare sulle misure che possano ridare fiato all’industria europea, anche ipotizzando di procedere con la cooperazione rafforzata come del resto fa oggi anche Ursula von der Leyen, dall’altro lato si cautela verso quelli che ad esempio il capo delegazione di FdI al Parlamento europeo, Carlo Fidanza, definisce “gli eccessi ideologici della sinistra che hanno indebolito l’Europa e le sue imprese”.