La richiesta del presidente francese Emmanuel Macron di lanciare un nuovo piano di eurobond per finanziare i settori strategici europei è già andata a sbattere contro il muro di Berlino. Il governo del cancelliere tedesco, Friedrich Merz, ha risposto dalle colonne di Politico alla proposta lanciata dal capo dell'Eliseo in un'intervista concessa a sei giornali del continente in vista del summit informale di Alden-Biesen, nelle Fiandre.

Un vertice informale per parlare di competitività europea. Quella stessa competitività che, dicono i report stilati da Mario Draghi ed Enrico Letta, passa anche da un mercato unico dei capitali. Una Unione degli investimenti e del risparmio, come è chiamata oggi, il cui convitato di pietra è da sempre un asset comune, stabile e sicuro, proprio perché a fare da garanti dovrebbero essere i Paesi europei nel loro complesso. Un progetto che a Berlino ha sempre fatto alzare più di un sopracciglio. E così, mentre si discute di integrazione a doppia velocità per il mercato dei capitali europeo per attrarre investimenti e il risparmio dei cittadini comunitari, la maggiore economia del Continente si smarca dall’ipotesi di un asset comune. «Un mercato dei capitali integrato, con al centro un titolo comune europeo, ridurrebbe i costi di finanziamento per le imprese, attivando investimenti aggiuntivi per 150 miliardi di euro all’anno e innalzando, a regime, il prodotto dell’1,5 per cento», sottolineava lo scorso maggio il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, nelle sue considerazioni finali, «L’effetto sul pil potrebbe risultare fino a tre volte maggiore se i nuovi investimenti fossero destinati a progetti ad alto contenuto tecnologico».