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10 FEBBRAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 17:56
Nuovo debito comune per finanziare difesa e tecnologia e “preferenza europea” nei settori strategici per rilanciare l’industria del Vecchio continente. Intervistato da un gruppo di quotidiani europei, Emmanuel Macron ribadisce le sue priorità per il futuro di un’Europa che non lo vedrà più protagonista – il suo mandato scade l’anno prossimo e non potrà candidarsi alle prossime presidenziali – e che già oggi lo vede ai margini. Mentre a dare la linea in vista del vertice europeo informale sulla competitività di giovedì in Belgio e del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo è ormai il nuovo asse Giorgia Meloni-Friedrich Merz. Che anche per non turbare il delicato equilibrio con gli Usa di Donald Trump non intende procedere sulla strada dell’emissione di eurobond e sul buy European.
“L’Europa deve decidere se diventare una potenza. Se dovessimo rimanere un mercato aperto ai quattro venti saremo spazzati via. La domanda è se siamo capaci di diventare una potenza, sul piano economico, finanziario, militare e anche a livello democratico. È giunto il momento del risveglio europeo, siamo alle prese con uno stato di emergenza che impone una reazione massiccia”, è la chiamata alle armi del presidente francese, che parla però da una posizione di estrema debolezza visto che i conti pubblici del Paese sono in condizioni pessime (il governo di Sébastien Lecornu è riuscito per un pelo, solo a inizio febbraio, a farsi approvare la legge di bilancio), l’import è strutturalmente superiore all’export e la manifattura sempre meno competitiva. Macron tenta di rispondere attaccando e il primo obiettivo è Washington, come evidente quando quando parla di “promuovere l’internazionalizzazione del ruolo dell’euro, introducendo tra le altre cose l’euro digitale o sviluppare stablecoins in euro”, e di interrompere la dipendenza nei servizi di pagamento da Visa e Mastercard. Non a caso il leader di Renaissance è stato tra i pochi leader Ue a invocare esplicitamente l’uso del cosiddetto “strumento anti coercizione”, da ultimo per rispondere alla minaccia (poi rientrata) dei dazi nei confronti dei Paesi che hanno inviato militari in Groenlandia. Ma Germania e Italia sono con tutta evidenza assai meno propense, anche per motivi legati alla difesa dell’Ucraina, ad adottare una postura muscolare nei confronti della Casa Bianca.










