Cari leader europei, cari Ursula, cara Roberta, vi scrive Ola Källenius, quello della Mercedes, a nome di tutti i costruttori. E vi scrive una lettera così chiara, così onesta, così priva di giri di parole che sembra quasi un miracolo in questo continente di eufemismi.

In sostanza dice: «Vogliamo mercati aperti. Ma aperti davvero, eh: ratificate subito Mercosur, fate accordi con tutti, che se no qui si deindustrializza».

Tradotto: vogliamo vendere in Brasile e in Argentina, ma guai se i cinesi ci vendono le loro elettriche a prezzi stracciati. Aperti sì, ma fino a un certo punto. Poi: «Vogliamo una politica verde pragmatica».

Pragmatica, parola magica. Significa: decarbonizzazione sì, ma a tre corsie. Le auto da una parte, i furgoni dall’altra (poverini, faticano tanto), i camion in una corsia preferenziale con crediti extra. Obiettivi ambiziosi, ma flessibili, tecnologicamente neutrali, resistenti agli shock esterni.

Cioè: elettriche, sì, ma anche idrogeno, e-fuel, tutto quello che serve purché non ci costringiate a buttare via il motore a scoppio prima che il cliente sia pronto a comprarlo. E ancora: «Vogliamo incentivi, autorizzazioni rapide, energia meno cara, lavoro più produttivo, supporto prevedibile per le batterie».