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11 FEBBRAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 15:12

Meno costi per le amministrazioni pubbliche. Meno consumi energetici ed emissioni e, anche, una maggior sicurezza, legata ad un controllo centralizzato e intelligente delle reti di illuminazioni. È questo l’obiettivo del Disegno di Legge 170 della XIX Legislatura, intitolato “Disposizioni per l’efficientamento dell’illuminazione pubblica e degli edifici attraverso la promozione di sistemi di illuminazione digitalizzati di ultima generazione”, presentato ieri in Senato. Il disegno di legge scaturisce da uno studio di ASSIL – Associazione produttori di illuminazione (che raggruppa 90 aziende produttrici che coprono oltre il 68% del fatturato complessivo del settore), realizzato con il Politecnico di Milano, secondo cui in Italia ci sono circa 10 milioni di punte luce pubblici, di cui circa il 65% per cento già convertiti a tecnologia LED. Ne restano, dunque, 3,5 milioni.

Lo studio delinea tre possibili scenari: quello più conservativo che prevede la sostituzione dei corpi illuminanti obsoleti con soluzioni LED efficienti – e investimenti pari a 330-350 milioni di euro annui – fino a quello più avanzato – con investimenti medi annui superiori a 1 miliardo di euro – che prevede, oltre alla completa conversione LED, una digitalizzazione completa del sistema, con protocolli di comunicazione, controllo remoto, dimmerazione (regolazione intensità luminosa) e tecnologie come il Tunable White (regolazione della tonalità di bianco della luce). Si tratta, in sintesi, di introdurre sistemi di illuminazione intelligenti e digitalizzati basati su tecnologie LED, sensori di luminosità e piattaforme di gestione remota, in grado di integrare funzioni di monitoraggio, automazione e manutenzione predittiva. Misure coerenti con i principi delle smart city e con gli obiettivi della direttiva Direttiva europea EPBD IV (Energy Performance of Buildings Directive), che impone il miglioramento della prestazione energetica degli edifici (entro il 2030 tutti i nuovi edifici dovranno essere a emissioni zero, dal 2028 per i pubblici). E con lo stesso PNIEC (Piano Nazionale Integrato Energia e Clima). Sempre secondo lo studio, lo scenario di base consentirebbe un risparmio di 1,7 GW (equivalente a una riduzione di 424 tonnellate di CO2), quello avanzato fino a 2,4 GW (619 tonnellate in meno di CO2).