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Ultimo aggiornamento: 15:14

Nasce, anche, come risposta al Libro Bianco “Made In Italy 2030”, presentato dal ministero delle Imprese e del Made in Italy nel gennaio scorso. Dove non si parla quasi per nulla di transizione ecologica e molto di nucleare, spazio, sicurezza e di una vaga “economia blu”. Il Libro Bianco per un “Clean Industrial Deal Made in Italy”, redatto da Legambiente dopo un lungo confronto con le aziende e i territori, ha invece un’impostazione opposta. “Abbiamo dato voce alle imprese più innovative, quelle che già la transizione la praticano – si pensi che ben 9 aziende su 10 già mettono in atto misure per ridurre le emissioni – e che dunque hanno più titolarità a dire la loro”, spiega il presidente di Legambiente Stefano Ciafani. “Ne sono uscite 30 proposte che abbiamo presentato al ministro Urso e che presenteremo ai vari parlamentari che incontreremo per provare a reindustrializzare l’Italia. L’obiettivo infatti è diventare trainanti rispetto alle nuove tecnologie. Le aziende hanno bisogno di meno incertezza, meno burocrazia e soprattutto costi dell’energia più bassi”.

Uno dei temi centrali del Libro Bianco è senz’altro quello dell’energia. Rispetto alle cosiddette aree idonee, serve accelerare su quelle già compromesse, antropizzate o dove ci sono già impianti, introducendo, anche, la Solar Belt accanto ai tracciati ferroviari e le aree industriali e riducendo i 3 km di distanza previsti per la realizzazione di impianti eolici, così come occorre togliere alcune cautele eccessive sullo sviluppo del fotovoltaico in agricoltura. In questo senso, l’organizzazione chiede di rivedere il Decreto Agricoltura, dando la possibilità di realizzare impianti su terreni agricoli improduttivi per diversi motivi. Infine, tema cruciale, rispetto ai prezzi, il documento chiede l’accelerazione del passaggio dal prezzo unico nazionale (PUN) ai prezzi zonali, che premiano le regioni con maggior impianti rinnovabili. A questo va aggiunto lo scorporo nel prezzo finale tra gas e rinnovabili.