Milano, una sala piena di imprenditori, startupper, manager. Il lessico è quello dell’innovazione digitale, ma il nodo vero è un altro: le regole. O meglio, il loro peso. Ottanta miliardi di euro l’anno: è il costo stimato della burocrazia per le imprese italiane. Una tassa invisibile che frena investimenti, rallenta decisioni, scoraggia chi prova a crescere.

È da qui che parte il confronto su Innovazione digitale e innovazione istituzionale, promosso dal movimento ioCambio, a Milano. Un dialogo diretto tra imprese e istituzioni, con un messaggio chiaro: senza semplificazione e stabilità di governo, la trasformazione digitale rischia di restare un esercizio incompiuto.

Il mondo dell’impresa corre più veloce delle norme. Lo raccontano le startup, ma anche le aziende mature, costrette a muoversi dentro un quadro normativo stratificato, spesso incoerente, figlio di decenni di interventi emergenziali. «Il digitale rende visibili tutti gli anacronismi dell’iper-produzione normativa», è uno dei concetti che circolano in sala. Tradotto: la tecnologia accelera, le istituzioni arrancano.

Al centro del dibattito c’è il rapporto tra riforme istituzionali e sviluppo economico. Per Maria Elisabetta Casellati, oggi ministro per le Riforme istituzionali e la semplificazione normativa, il tema non è solo amministrativo. «Ridurre la burocrazia significa liberare risorse economiche», spiega, ricordando che includendo famiglie e cittadini il costo complessivo arriva a 225 miliardi di euro l’anno. Un’enormità.