C'è una foto in bianco e nero, da qualche parte negli archivi della famiglia Tonazzo, che ritrae l'avo macellaio a Padova. Era il 1888 e lui faceva il "sancer" - così si chiamava in Veneto il mediatore che comprava i capi di bestiame. Aveva una macelleria e un'attività che per cinque generazioni sarebbe stata tramandata di padre in figlio. Fino al 2024, quando i suoi discendenti hanno fatto qualcosa di impensabile: hanno chiuso tutto. Centotrentasei anni di storia della carne cancellati per dedicarsi completamente a Kioene, il brand di burger e cotolette vegetali che oggi è leader in Italia. Una storia che merita di essere raccontata, soprattutto per come è iniziata.

L'epifania davanti ai camion di soia

Siamo nel 1988, esattamente cent'anni dopo quella foto. I fratelli Albino e Stefano Tonazzo sono in viaggio d'affari in Brasile. Sono lì per il business di famiglia, la carne. Stanno andando verso un allevamento quando succede qualcosa di banale: si mettono in coda. "Cominciano a mettersi in coda e a sorpassare una fila sterminata di camion che contenevano sostanzialmente il foraggio per il bestiame", racconta Cristian Modolo, oggi direttore Marketing di Kioene. Albino guarda quella processione infinita di autotreni carichi di soia e gli torna in mente un articolo letto qualche tempo prima. Parlava di un calcolo semplice ma brutale: per produrre una proteina animale servono dodici proteine vegetali.