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10 FEBBRAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 21:54

Via libera della plenaria dell’Europarlamento a due emendamenti chiave sull‘euro digitale, inseriti nella risoluzione sulla relazione annuale della Bce. I testi, a prima firma dell’eurodeputato del M5S Pasquale Tridico, rafforzano il sostegno politico al progetto, indicato come strumento “essenziale” per la “sovranità europea” nei pagamenti in un contesto di crescente incertezza geopolitica e di forte dipendenza da infrastrutture di Paesi terzi. Ma di cosa si parla? In concreto, l’euro digitale è la versione elettronica della moneta emessa dalla Banca Centrale Europea: una forma di contante digitale, garantita direttamente dall’Eurotower, che affiancherebbe banconote e monete. L’Aula sostiene inoltre la creazione di un euro digitale che offra parità d’accesso ai servizi di pagamento, mettendo in guardia dal rischio di nuove forme di esclusione per cittadini ed esercenti se la digitalizzazione fosse affidata solo ad attori privati.

“Fra i primi dieci sistemi di pagamento più utilizzati in Europa nessuno è europeo”, nota Tridico. Visa e Mastercard gestiscono quasi due terzi delle transazioni con carta nell’Eurozona e in tredici Paesi membri un’alternativa nazionale non esiste. “Questa dipendenza dai provider extra-europei non è solo fattore di instabilità, ma rappresenta anche un costo occulto per i cittadini”. Un euro digitale online e offline dovrebbe contribuire a “salvaguardare l’accesso universale ai pagamenti nel pieno rispetto degli standard di privacy e protezione dei dati”. Il pentastellato invita il relatore del Ppe, lo spagnolo Fernando Navarrete, a prendere atto del voto del Parlamento europeo e “accelerare con l’approvazione del regolamento”, perché “ulteriori ritardi e boicottaggi del provvedimento sono inaccettabili e sono contrari agli interessi dell’Unione europea e dei suoi cittadini”. Lunedì la presidente Bce Christine Lagarde aveva “implorato” il Parlamento di andare avanti perché senza la nuova moneta l’Europa resterà sulle “infrastrutture offerte da fornitori non europei”.