Giornata storica. Svolta attesa. I commenti al voto del parlamento europeo che il 10 febbraio scorso ha dato di fatto il via all’euro digitale quasi tutti dello stesso tenore. Il voto arriva in un contesto complesso. Con l’Europa che chiede, pretende, maggiore sovranità e indipendenza tecnologica. Ma che al tempo stesso sta ridisegnando i suoi equilibri interni. I fatti. L’Europarlamento ha approvato a larga maggioranza due emendamenti fondamentali che sbloccano l'impasse legislativa attorno al progetto dell'euro digitale.

Non una semplice formalità tecnica. Si tratta invece di una chiara dichiarazione politica di intenti. L’Unione Europea chiarisce che vuole dotarsi di una propria moneta digitale di banca centrale, utilizzabile sia online che offline, per rafforzare la sovranità monetaria del continente e ridurre drasticamente la dipendenza da infrastrutture tecnologiche e finanziarie extra-europee. La votazione ha sancito la sconfitta delle posizioni più conservatrici, che per mesi avevano tentato di limitare il progetto a una sorta di "e-cash" esclusivamente per i pagamenti fisici di prossimità, un approccio che secondo la Banca Centrale Europea avrebbe reso lo strumento inefficace nell'economia digitale moderna.