Sarà per via della folgorazione olimpica, tra Super G e short track, ma anche la riforma della legge elettorale mette il turbo. E accelera, in un eterno valzer nel segno di un passo avanti e un passo indietro. La convinzione di attendere il referendum sulla riforma della giustizia, che fino a qualche settimana sembrava granitica, all'improvviso traballa e sembra franare, scalzata dall'idea di mandare il Rosatellum in pensione prima del tempo. «L'idea è di far prima - ammettono fonti impegnate in prima linea nella riscrittura delle regole del gioco - senza attendere la deadline del 22-23 marzo», quando gli italiani saranno chiamati alle urne per dire la propria sul futuro delle toghe.

I contatti nelle ultime ore si sono fatti più intensi, quasi febbrili, compresi quelli con l’altra metà di campo pronta a salire sulle barricate al grido di «giù le mani dalla legge elettorale». Ma al netto delle dichiarazioni e dell’eterno gioco delle parti, gli abboccamenti ci sono e ognuno tenta di portare acqua al proprio mulino.

Qualcosa nell’aria è cambiato, con la maggioranza pronta a calare gli assi sul tavolo quanto prima: «Sul testo ci siamo quasi, tanto vale non tirarla per le lunghe». Cosa ci sia dietro l’improvvisa volontà di accelerare difficile a dirsi. Di certo c’è che il timore che la modifica della legge elettorale impatti sulla campagna referendaria - dando argomenti al fronte del no contro Meloni “pigliatutto”, stratega di un disegno volto ad accaparrarsi pieni poteri - è venuto progressivamente meno, con la maggioranza che sembra aver accantonato le elucubrazioni sulla “politicizzazione” del referendum sulla riforma delle toghe: «l’importante è portarla a casa», la convinzione che si fa largo. Tanto che Meloni, Tajani e Salvini lavorano a un evento per metterci la faccia e convincere gli elettori a segnare una crocetta sul sì.