Settimana fitta di appuntamenti per il premier, Giorgia Meloni, che al di là delle questioni interne - prima di partire venerdì 13 per la visita ufficiale in Etiopia per il vertice Italia-Africa ad Addis Abeba, giovedì sarà in Belgio. Precisamente ad Alden Biesen, per partecipare al vertice informale Ue sulla competitività. Un incontro per definire una linea comune su deregolamentazione, rafforzamento del mercato unico e centralità del commercio. Al tavolo dovrebbero essere presenti oltre una decina di leader, tra cui quelli di diversi Paesi dell’Est e del Nord Europa. Attesa pure la partecipazione della Commissione Ue. Parigi sarebbe stata invitata, ma il presidente francese, Emmanuel Macron, per ora non ha ancora confermato la sua presenza.
Ma prima del vero e proprio vertice Ue, Meloni prenderà parte a un bilaterale (che diventerà a tre con la partecipazione del premier del Belgio che presenzierà all’incontro visto che sarà in terra belga) tra «leader affini» che vedrà sedersi attorni a un tavolo il premier belga, Bart De Wever, e il cancelliere tedesco, Friedrich Merz. Un smacco (l’ennesino si potrebbe dire senza sbagliare, ndr) per l’inquilino dell’Eliseo che ormai viene visto da diversi colleghi europei «molto indebolito» e pronto a lasciare presto il suo incarico. Motivo per cui l’asse franco-tedesca sembra ormai da tempo molto incrinata e sempre meno centrale per la politica europea, mentre - nel contempo- si è rafforzata una nuova asse, quella italo-tedesca. Un duo formato da Merz e Meloni che sembrano avere parecchie affinità tanto che il cancelliere ha deciso di «allearsi» con l’Italia per tentare di ridisegnare il Vecchio Continente in chiave conservatrice, puntando su temi quali la difesa, la migrazione e il commercio. Ricordiamo che il pre-summit s’inserisce nel solco del report sulla competitività dell’ex premier italiano, Mario Draghi e dell’ultimo richiamo fatto l’ex presidente della Bce, lunedì scorso, da Leuven, quando è tornato ad avvertire che di fronte alla corsa di Stati Uniti e Cina, l’Europa ora rischia di diventare «subordinata e deindustrializzata» e deve imboccare la strada di un «federalismo pragmatico», guidato dai Paesi «più lungimiranti». Insomma ora Meloni e Merz si candidano ad essere degli apripista della spinta sulla competitività, come leader delle «due principali nazioni industriali Ue». Roma e Berlino oggi stanno replicando un metodo già sperimentato sul dossier migranti: riunioni preparatorie prima dei vertici Ue - promosse in quel caso da Italia con Danimarca e Paesi Bassi - che nel tempo hanno finito per rappresentare una maggioranza di Paesi membri.












