Da una parte ci sono infarto ed ictus, con le placche sulle arterie che si rompono e ostruiscono il passaggio del sangue causando la lesione cardiaca o cerebrale. Dall’altra c’è il colesterolo LDL, che in qualche modo rappresenta il fattore causale della rottura della placca stessa e degli eventi che ne seguono. Nel mezzo ci sono i farmaci che consentono di ridurne i livelli, primi tra tutti le statine, che hanno letteralmente modificato la curva del rischio cardiovascolare in senso positivo.
Il problema è che molte persone sospendono il trattamento, temendo effetti collaterali legati all’assunzione di queste terapie. Ma questi effetti ci sono davvero? E soprattutto, sono in numero così elevato da dover portare all’abbandono della cura in una percentuale tanto alta di casi?
Infarto, si studia farmaco “tre in uno”: agirà su colesterolo, peso e fegato grasso
La risposta dai numeri
A far luce sul fenomeno arriva ora un grande studio che sembra smentire la “fobia” delle statine, al punto di proporre una revisione dei foglietti illustrativi di questi farmaci, visto che non ci sarebbero (parlando di vita reale) rischi aumentati per molti di questi problemi. La ricerca, apparsa su The Lancet, è stata condotta da esperti dell’Oxford Population Health e mostra chiaramente come l’assunzione di queste terapie non determini la maggior parte degli effetti collaterali elencati nei foglietti illustrativi. “Questo ennesimo grande studio di metaanalisi dal Cholesterol Treatment Trialists Collaboration su decine di migliaia di pazienti smentisce in modo convincente la sempre più diffusa “credenza” che le statine provochino una serie di eventi avversi e disturbi vari, producendo una resistenza da parte dei pazienti ad assumerle, il cosiddetto effetto nocebo – spiega Massimo Volpe, Presidente della SIPREC (Società Italiana per la Prevenzione Cardiovascolare) - Irccs San Raffaele di Roma”.










