PCSK9: questa sigla è una delle chiavi per controllare il colesterolo-LDL e portarlo a valori desiderati (meglio se il più possibile e prima possibile) in base al rischio cardiovascolare del singolo.
Agire con gli inibitori specifici di questa proteina significa ridurre l’impatto del fattore causale dell’infarto, appunto il colesterolo LDL, vero e proprio destabilizzante della placca sull’arteria. A confermare il valore di questo “target” farmacologico sono gli studi che giungono dall’altra parte dell’Oceano, in occasione del congresso dell’American College of Cardiology (ACC) tenutosi a New Orleans.
Al congresso è stato presentato uno studio che rivela come evolocumab, un anticorpo monoclonale anti-PCSK9, si sia dimostrato in grado di ridurre il rischio di morte per malattia coronarica, infarto miocardico o ictus ischemico del 31% rispetto al placebo. Questa ricerca offre un razionale importante per puntare su un calo drastico e rapido del colesterolo cattivo già ben prima della comparsa di infarti, ictus o altre patologie cardiovascolari gravi, con particolare attenzione alle persone con diabete e con lesioni delle arterie che non danno segni particolari.
Ecco i geni del colesterolo che aumentano il rischio infarto






