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In discesa l'azzurra è terza, dopo l'oro del 2018 e l'argento del 2022. "Il metallo che mancava. Non finisce qui...". Vince l'americana Johnson

Lo ha visto spuntare. Come fa sempre, quando è ora di prendere la seggiovia per la ricognizione. Era pieno, era tondo. Era il sole. E sembrava una medaglia. Di che colore? Sofia lo ha fissato, senza chiudere gli occhi, e ha capito: il colore avrebbe potuto deciderlo lei. Con la sua sciata, con le sue mille cicatrici da mola mia, con il suo sorriso che si storta, ma non si spegne soprattutto quando c'è da combattere. Bronzo, fortissimamente bronzo. "Sono un po' dispiaciuta, ma ora la collezione è completa", dice lei: oro a PyeongChang 2018, argento a Pechino 2022, bronzo, ieri, a Cortina d'Ampezzo. Poi scherza sulla laurea, il prossimo obiettivo dopo i Giochi: "Se punto all'oro con la tesi? Con la media del 28, non fosse stato per l'esame di statistica!".

Le Tofane, intanto, invece dell'alloro han forgiato una corona: Sofia d'Olympia se l'è messa. Guai a chi gliela tocca. Questa neve per lei è casa e non per i 4 podi e le 4 vittorie 2018, 2022, 2023 e poi lo scorso anno - ma per l'amore che Sofia ha sempre messo in ognuna di queste curve. Questa pista è destino: qui si ferì non solo legamento e menisco, ma anche l'animo a 23 giorni dalle Olimpiadi, poi d'argento, a Pechino. Nel 2021 qui, invece, era arrivata in stampelle, a guardare che cosa si fosse persa ai Mondiali, sempre per un'altra inforcata con la sua sorte di polvere e altari. Una vita fa. Gli astri, invece, ieri si sono allineati, pur nel giorno più nero per l'amica Lindsey Vonn. No, due regine non si potevano deludere entrambe. Una volava all'ospedale, l'altra verso un podio. È la vita. È lo sci. E sa essere carezza e schiaffi.