La pista resta quella anarco-insurrezionalista e il pool di magistrati che lavorerà alle indagini è lo stesso che a Bologna si occupa di terrorismo. Al momento, però, i fascicoli che saranno aperti oggi nel capoluogo emiliano e ad Ancona inizialmente ipotizzeranno solo il danneggiamento aggravato, l’uso di esplosivi e l’interruzione di pubblico servizio. Finora, spiega la procura di Bologna, non sono emersi «elementi per stabilire che l’incendio che ha tranciato i cavi» dell’alta velocità a Castel Maggiore, sulla tratta verso Venezia, nel giorno del via ai Giochi di Milano-Cortina, abbia una chiara matrice terroristica. Vale per Bologna e vale anche per il sabotaggio di Pesaro, dove la procura trasmetterà oggi i primi atti ad Ancona. Comunque vada l’inchiesta, il ministero di infrastrutture e trasporti ha annunciato che, per i danni e i disagi provocati sabato dai sabotaggi, «le richieste di risarcimento saranno milionarie».
Cavi tranciati e ordigni, il giorno nero per i treni. “Attacco alle Olimpiadi”
di Caterina Giusberti
Le incertezze dei magistrati sono legate alla mancanza di rivendicazioni. Diversamente dal passato, sul luogo degli attentati non sono state trovate scritte o volantini riferibili a gruppi anarchici. Niente neppure sui siti internet d’area. A Bologna il procuratore Paolo Guido ha assegnato l’indagine al gruppo coordinato dalla procuratrice aggiunta Morena Plazzi. L’idea, per le modalità e i tempi (vale anche per Pesaro), è che si possa trattare proprio di azioni legate all’inizio delle Olimpiadi. La digos sta cercando elementi utili per risalire a chi abbia realizzato e posizionato gli ordigni incendiari lungo il nodo di Bologna partendo dall’analisi degli ordigni usati.











