In una mattinata fredda e piovosa di 40 anni fa l'aula bunker dell'Ucciardone diventò il palcoscenico di un evento rimasto negli annali della storia giudiziaria italiana.

In questo edificio dall'aspetto imponente, descritto come un'astronave e realizzato in appena sei mesi, lo Stato si apprestava a dare una risposta forte e spettacolare alla sfida del terrore mafioso.

Era il 10 febbraio 1986.

Pubblico e giornalisti - più giornalisti che pubblico - si misero in fila per assistere all'apertura di un dibattimento che aveva una grande eco mediatica. C'erano cronisti venuti da tutto il mondo, decine di cameramen e di fotoreporter.

La risposta che lo Stato si apprestava a dare alla catena di feroci omicidi (politici, magistrati, investigatori, giornalisti) aveva generato un atto d'accusa dai grandi numeri con 475 imputati e decine di pentiti. In testa Tommaso Buscetta che al giudice Giovanni Falcone, che aveva istruito il processo, aveva svelato traffici e crimini di Cosa nostra. In aula, a rappresentare la Procura, i pm Giuseppe Ayala e Domenico Signorino.