C’è un giovane attore drammaturgo regista che amo molto, si chiama Niccolò Fettarappa, ha trent’anni. Di quanto siano insidiosi i trent’anni sappiamo bene: la soglia psicologica e le depressive conseguenze, il letterario trentesimo anno, gli orizzonti chiusi, tutto.
Sappiamo anche però che possono esplodere, ne abbiamo parlato spesso: diventare supernova che illumina galassie. Mamdani, la Rosalìa, tantissimi trentenni nelle scienze e nelle arti. Se si genera lo spazio e se c’è il talento, a volte succede. Fettarappa è senza dubbio una sorgente di luce: i suoi spettacoli si accendono come fuochi d’artificio sulla platea, la invadono, suscitano negli spettatori entusiasmo, spavento, eccitazione.
Vi avevo detto tempo fa di La sparanoia, ora ha debuttato con Orgasmo. Prosa dispiaciuta sulla fine del sesso. Avevo letto il testo quando fu selezionato tra i finalisti del premio Tondelli. Era già bello su carta, a teatro è irresistibile. La reazione del pubblico, ogni sera, conferma.
La storia è quella di una direttiva europea che, nell’Agenda 2020-30, fissa la data della fine del sesso. Non ci saranno più rapporti sessuali, per allora: ogni energia sarà destinata al lavoro, all’esecuzione dei compiti assegnati. Del resto, non ce ne sarà più bisogno neppure ai fini riproduttivi. Il piacere sarà bandito, pericoloso com’è.







