Vanno alle manifestazioni, fanno attivismo sui social network e nelle strade. Lottano unite dalla voglia di cambiare le cose affinché tutte le donne vengano rispettate e tutelate. Non sono però le solite femministe. Stiamo parlando del collettivo italo-francese Nemesis, presente anche all’ultimo Salone del Libro di Torino. Fondato da Alice Cordier nel 2019, oggi conta circa 200 militanti in tutta la Francia. Némesis era a Torino anche davanti all’ex sede di Askatasuna, in sostegno alle forze dell’ordine, perché — dicono — «il nostro femminismo è diverso». Ma perché diverso? Il collettivo non condivide, per esempio, l’idea che ogni uomo, in quanto uomo, sia un potenziale molestatore, stupratore o, peggio ancora, omicida. E se per molti queste osservazioni possono risultare semplici affermazioni di buon senso, non c’è da stupirsi se, nel corso degli ultimi anni, ci si sia abituati a un solo modo di pensare questa battaglia. Se c’è una cosa che alla sinistra piace molto fare è appropriarsi di temi e ideali come se fossero solo suoi: casa, lavoro, povertà, uguaglianza. E così hanno fatto certe donne che ci hanno sempre detto che il femminismo è una cosa di sinistra, una lotta riservata a chi sposa l’idea che gli uomini siano persone da educare ai sentimenti, ai valori giusti, a stare al mondo, sostanzialmente.
Nemesis, le femministe che sconvolgono la sinistra: "Violenze dai migranti" | Libero Quotidiano.it
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