L'Italia di cui leggiamo sui giornali è "il paese fittizio della destra", scrive Massimo Giannini su Repubblica. Come fittizie, si potrebbe dedurre seguendo lo sconcertante ragionamento dell'editorialista, tra le penne più illustri del mondo progressista, sono state evidentemente le botte e le martellate prese dai poliziotti sabato scorso a Torino, con i "giovani" democratici pro-Askatasuna dediti alla più violenta guerriglia di strada contro le forze dell'ordine.
"Tutto si tiene, in questa incipiente 'notte della Repubblica' paventata, più volte evocata e in fondo vagheggiata dai patrioti al comando", esordisce Giannini, che poi elenca quelli che a suo dire sono gli "spauracchi". "Le Brigate Rosse che rinascono e le milizie dell'Ice che sparano, le 'zecche' di Askatasuna che martellano e le sinistre complici che giustificano, le toghe comuniste che scarcerano e le sfide referendarie che incombono". Giannini parla di un "fetido intruglio ideologico — cucinato e avvelenato dalle 'menti raffinate' del melonismo da combattimento — servito agli italiani ogni giorno, per due ragioni convergenti e inquietanti".
DIMARTEDÌ, GIANNINI INSULTA MELONI: "COME LA SI PUÒ GIUDICARE SE NON COSÌ?"
Siamo alle solite. Nel mondo, nello specifico negli Stati Uniti, accade qualcosa che alla sinistra non piace e i benpens...








